ANCHE I GELATI HANNO LE ALI

flyer Gelato Italian final-page-001Cari amici e colleghi,

E’ estate, tempo di Gelati! La Gelateria Sharbe’ e’ la mia gelateria preferita – un posto molto speciale ad Imperia – dove da 28 anni Gaetanina ed Enrico mantengono in vita una antica tradizione, impiegando ingredienti di prima qualità e responsabilità etica per la loro produzione artigianale. Insieme abbiamo lavorato su un piccolo progetto che unisce concettualmente Arte & Gelato.

E’ stata una preziosa e stimolante esperienza, non solo perché mi capita di mangiare un sacco di fresco, delizioso gelato, gratis!

Se passate da Imperia non perdete l’occasione di gustare il miglior gelato con un pizzico d’arte.
Ciao e grazie

Arte e Gelato: una collaborazione.

L’arte del gelato e il gelato nell’arte, viva l’arte che vive, dappertutto, non solo in musei, in gallerie o appesa ad un muro. L’arte infatti si trova anche in una gelateria oppure dentro ad un gelato, basta cercare, osservare, creare, riconoscere, ricordare, sentire, ma sopratutto immaginare. Fredde nubi di panna montata, formazioni di latte e ghiaccio, dense nuvole cristallizzate che come neve rinfrescano papille e stomachi ma anche occhi golosi. Nubi che esaltano le nostre percezioni celebrali ma soprattutto quelle sensoriali.

Attorno al gelato si raccolgono e si intrecciano storie di artisti, cuochi, immigranti, re e regine, di gente di ceti, luoghi e tempi diversi.

Predestinato alla modernità, il gelato ha origine nell’antico mondo arabo, forse in una fiaba incantata di Mille ed Una Notte? Dalla sua forma di sorbetto primordiale si e’ poi evoluto, e dalle imbiancate vette dell’Etna e’ slittato in tutte le corti europee, anche quella britannica! Dalla Sicilia alla Spagna, da Firenze a Parigi, e prima ancora dalla Cina al Veneto, ed infine da Genova all’America. Nonostante la sua innata semplicità, il DNA del gelato e’ composto da geni di etnie articolate e disparate, tutte protagoniste di un’affascinante storia, ricca di combinazioni di fatti ed interpretazioni che attraversarono Medioevo, Rinascimento e Rivoluzione Industriale, sin ad arrivare ai giorni nostri in cui il gelato e’ giunto, per nostra fortuna, sano e salvo. Durante questo lungo ed avventuroso tragitto il suo stato di ambito e ricercato dessert di lusso aristocratico si trasformo’ in una prelibatezza di strada, non più esclusivo, ma bensì un bene comune per le bocche di tutti.

Metafora di storie umane, che come instancabili particelle non hanno mai smesso di comporsi, ingarbugliarsi, accavallarsi, connettersi, il gelato e’ la manifestazione materica di una interconnessione cosmica infinita che mescola i succhi gastrici alle molecole di luoghi e tempi, ma anche di storia sociale, politica, economica ed ambientale. Oggi, ogni volta che gustiamo un gelato, inevitabilmente assaporiamo anche il connubio dei destini, assaporiamo quella sintesi di vita che contiene il tutto: la poesia.

Come gli ingredienti che si trasformano in dolci prelibati, il gelato si trasmuta in simbolo, e di conseguenza una gelateria in un luogo d’arte, ed una galleria d’arte in una gelateria dove l’arte, fuori dai suoi circuiti elitari, diventa più’ accessibile a tutti. Così il gelato si assume anche una responsabilità pedagogica facendoci riflettere sul valore utilitario quotidiano dell’arte, e meglio capire l’impatto che consumo e produzione di cultura hanno sull’ambiente e sulla qualità’ delle nostre vite.

Infatti voi vi sareste chiesti: ma cosa c’entra il gelato con i sacchetti di plastica?  Con l’ambiente, con i rifiuti, con il riciclo? Con le nostre abitudini, con la nostra alimentazione, con i nostri sprechi, con la nostra cultura, con i nostri problemi sociali? Cosa c’entra il gelato con industrializzazione e tecnologie di massa? Cosa c’entra il gelato con i nostri riti, le nostre abitudini, le nostre scelte, I nostri stili di vita che quotidianamente scolpiscono spazi sempre più’ globali, creando nuovi paesaggi estetici e contenutistici? E’ in questo frangente che il gelato si presta a metafora visiva di un iceberg che si sfacela al contatto dell’uomo, il quale ha reso entrambi vittime dei suoi stessi artifici.

Se ti piace il gelato, allora sarai sicuramente sensibile all’arte che vuole dialogare sui temi sociali, sarai interessato ai temi dell’ambiente, vorrai sapere storia e provenienza degli ingredienti che mangi e magari vorrai interagire con essi, anche se solo mangiando un gelato in maniera consapevole, usando tutti i “sensi” e ispirandoli a trovare nuove interconnessioni e significati.

Da un palato all’altro, il gelato si e’ adeguato, o forse invece ha dovuto lottare, con tempi e culture, mode ed economie svariate. E’ una nostra responsabilità continuare a tramandare modelli dai sapori sani ed usanze che abituano a scelte etiche all’insegna dei valori ambientali che dovrebbero essere in armonia con la natura dei nostri corpi e dei mondi che ci circondano.

Questa iniziativa, frutto dell’amore per il gelato e per l’arte, si ispira al benessere corporale e culturale, e alla voglia di creare situazioni dove arti diverse si mescolano, distinguendosi armoniosamente in mille gusti diversi.

Per concludere il gelato e’ il mio dolce preferito in assoluto, ma non quello industriale, bensì, e solamente, quello artigianale che connette natura, cultura ed umanità.

Una scultura, il cono gelato, che da un fragile piedistallo fatto di cialda, si erge come un’opera astratta, malleabile soffice e cremosa, dolce e profumata, punto d’incontro di sapori, colori e forme che si sciolgono su insaziabili papille. E’ una scultura effimera che si plasma in mille sagome sino a morire, scalfita da carezze e colpi di lingua. Alla merce’ vischiosa di una alchemica saliva, essa scivola via in canali misteriosi dove per magia metabolica rinasce in linfa. Romantico, ma pratico, nel cono gelato non c’e’ spazio per frivolezze, non ci sono sprechi, ne di plastiche o di carte che sia, si mangia tutto, ma sopratutto non si butta via niente. Lunga vita all’arte dell’ecologia!

Bibliografia:

http://www.gelateriarefrescos.com/index.php?option=com_content&view=article&id=104&Itemid=120&limitstart=4

flyer Gelato Italian final-page-001

WAITING ROOM AT CAP LANDEN

Waiting Room was filmed at Cap Landen, or better at Enrico Landini’s beach, my favourite place when in Italy. I have been going to this beach for years and always finding it very inspirational. Loads of my videos material and footage have been filmed here. Shame that the plastic bags you’ll see in this video I have rescued from the beach.

WAITING ROOM

Still 5WAITING ROOM and the previous two videos  (FOR SALE NOT FOR SALE and TRA ORIZZONTE, INFINITO E PRECIPIZIO C’E’ IL MARE) posted prior to this, are my last works for this season.Still 1

Next week I’ll start a new adventure at OTIS College for Art and Design in Los Angeles. For the next two years I will be a student again attending Suzanne Lacy’s Public Practice MFA programme.

While I am very excited for this amazing opportunity and to the prospect to intensively learn and experiment again I am also holding my breath in trepidation, wondering what will happen next to my art and I. Where will we be going?8

This video WAITING ROOMS was inspired by PAUL KIKUCHI’s music. The piece is from the album OPEN GRAVES: HOLLOW LAKE and titled: WAITING ROOM! Although other circumstances influenced the making of the film I really liked the idea that this time a video work was created to complement a piece of music rather than the other way around.

I am a great fun of Paul’s work and this is not the first time that we ‘collaborate’ or better that he lends his work to me!

I met Paul at the Montalvo Arts Center in 2012 and would love to meet JESSE OLSEN BAY too. Jesse and Paul perform together in this album, check it out: OPEN GRAVES:HOLLOW LAKE PREFERTURE RECORDS© 2009

AND HERE IS THE VIDEO IN QUESTION, I HOPE YOU LIKE IT!