THE OCEAN ART WALK – Stanley Waterfront, Hong Kong. April 9th-23rd‏

Very inspirational, do check these videos out and links and don’t miss this year’s KIDS OCEAN DAY in Los Angeles (more info are below)

 

Video of the Harbour School in Hong Kong with the Water Lilies sculptures.

A video from the Green School in Bali.

….and this Link: www.plasticityforum.com

It looks like Micheal Klubock’s Malibu Foundation Kids Ocean Day is spreading!

Check it out!

http://www.artsygood.com/event-home-art.cfm?event_id=93 

or on FB: https://www.facebook.com/kidsoceanday

More info about this year KIDS OCEAN DAY:

Please put THURSDAY May 16, 2013 on your calendar for the
20th ANNUAL KIDS OCEAN DAY ADOPT-A-BEACH CLEAN-UP
at Dockweiler State Beach.
Please check out our new fundraising site at:
http://www.artsygood.com/event-home-art.cfm?event_id=93
and contribute what you can.  All donations are appreciated.
This year the Aerial Art will be a KID designed KID, holding a shell to his/her ear and listening to what the ocean is asking us TO DO. The students are working on their drawings.Volunteers are needed.  Please connect with our Volunteer Coordinator Jennifer Cohen @ volunteer@kidsoceanday.orgI am still standing in the sand because of all your support and love.

Thanks,    Michael Klubock

 

8255 Vista Del Mar, Playa del Rey @ Imperial Hwy.

Near LAX between Playa del Rey and Manhattan Beach.

West on 105 to Imperial Hwy to the end.

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VERONICA REYES DOCUMENTING OUR STAY IN PAVIA

verVerónica Reyes has been taking thousands of pics with her Ipod. Below are some of her photos documenting the different stages of the work in progress.

Thank you Verónica! Not just for been such an amazing reporter but also for all your patience, your support and for putting up once again with me and my crazy projects!

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Working at the Palazzo

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The delivery of the tree trunk

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At the Gallery

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The opening night at Palazzo Bottigella

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A bit of Pavia

GRAZIE TO STEFANIA PRATO

Thank you Stefania Prato for the lovely review! Check it out on: LA PROVINCIA PAVESE

OR GO TO: http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2013/04/11/news/plastica-e-natura-nelle-installazioni-di-claudia-borgna-1.6865084

Plastica e natura nelle installazioni di Claudia Borgna

Alberi e uomini realizzati con sacchetti di plastica: sono le opere d’arte di Claudia Borgna esposte a palazzo Bottigella (corso Mazzini) e via Bargiggia all’Hangart Studi

Un enorme albero tende i suoi rami verso la luce, al vento si muovono fronde e fiori bianchi. E’ realizzato con sacchetti di plastica e si trova al centro del chiostro di Palazzo Bottigella che ieri sera ha aperto il suo maestoso portone, che si affaccia in corso Mazzini 15, e che accoglie le installazioni di Claudia Borgna, artista contemporanea di fama internazionale, cittadina del mondo. “Un mondo che straripa di cose inutili”, sostiene l’artista le cui opere inducono ad una riflessione, mostrano l’eterno conflitto tra uomo e natura, chiedono il rispetto dell’ambiente. E i sacchetti di plastica, spiega Borgna, “rappresentano il nostro stile di vita”. Ne sono stati utilizzati oltre 5mila per allestire l’esposizione curata da Mariangela Calisti e Silvia Manazza. Installazioni in parte ospitate nel palazzo conosciuto come l’istituto Gandini e in parte all’Hangart Studio di via Bargiggia 4. Opere non in vendita. “Vogliono essere un dono. Perché l’arte è un dono prezioso da condividere – spiega Calisti -. L’esposizione è legata alla filosofia dell’artista che denuncia il consumismo contemporaneo. Invitiamo le scuole a visitarla”. I sacchetti verranno poi riciclati e riutilizzati in altre mostre, dove torneranno a nuova vita. “Ho scelto di materializzare le mie idee attraverso una forma di scultura temporanea perché in questo modo – sottolinea Borgna – penso di poter esprimere al meglio il concetto di ecologia, spazio e tempo”. Palazzo Bottigella, realizzato nel 1492 su disegno di Antonio Amadeo, l’architetto che progettò il monumento della Certosa, ospita le installazioni. Le opere accompagnano la grande scalinata in granito del convento che per anni è stato sede delle suore benedettine e le aule della scuola elementare ospitano grandi figure bianche. Un immaginario filo rosso collega il passato, la storia del convento e le suore che l’hanno abitato, al mondo contemporaneo, all’Hangart, dove gigli giganteschi rappresentano le gonne delle suore e parlano di purezza. L’ingresso è gratuito. Palazzo Bottigella: 11-20 aprile, 15,30-19; 23 aprile-11 maggio:su appuntamento. Hangart: da martedì a venerdì 15,30-19. Email hangart.studio4@gmail.com.

Stefania Prato

ARTEWORLD another review

check it out: ARTEWORLD

OR GO TO: http://www.arteworld.it/mostra-pavia-arte-e-rispetto-dellambiente/

GRAZIE DARIO!

POSTED BY DARIO APR – 12 – 2013 0 COMMENT

Claudia Borgna

Una delle questioni più spinose per la società certamente è l’ambiente. Tante persone che fanno tanto per cercare di restituire almeno l’un percento di quello che il pianeta ci ha permesso di realizzare, mentre molti altri fanno finta di evitare il problema, evitarlo per credere che tutto vada bene, quando in realtà non è cosi.

Ci si prova con campagne pubblicitarie, con degli slogan forti con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica cosi da smuovere qualcosa ma in realtà non si riesce mai a risolvere nulla. Ma la faccenda è più spinosa di quanto si voglia dare a vedere, e l’uomo giusto negli ultimi anni sta cercando di correre ai ripari per salvare il salvabile, cosi per mantenere almeno l’indispensabile per le generazioni future.

L’arte può essere uno strumento potente di propaganda così come lo è la stampa o internet o la televisione, per dare una scossa, per far rendere conto della gravità della situazione. A questo proposito c’è un’artista nell’area di Pavia, Claudia Borgna, la quale ha realizzato in due luoghi distinti della città, ovvero Palazzo Bottigella e Hangar Studio, diverse installazioni composte unicamente con dei sacchetti di plastica, oggetti praticamente di ogni giorno, elementi che rispecchiano al meglio quella che è la battaglia per mantenere pulita il nostro pianeta.

Installazione di Claudia Borgna

Installazione di Claudia Borgna

Si può visitare gratuitamente e liberamente fino al 20 Aprile e poi fino all’11 Maggio su prenotazione.
Collaboriamo per un mondo più pulito!

THANK YOU ARTRIBUNE AND FRANCESCO SALA FOR THE REVIEW

Art critic Francesco Sala wrote a lovely review on my work at Palazzo Bottigella published on ArtTribune . It’s in italian but do check it out if not just to view the beautiful photos taken by Michela Deponti

the link is: ARTRIBUNE

OR

http://www.artribune.com/2013/04/non-si-butta-via-niente-soprattutto-i-sacchetti-di-plastica-la-nomade-claudia-borgna-torna-in-italia-con-un-nuovo-progetto-tra-performance-e-installazione-le-sue-sculture-effimere-invadono-a-pavia/

Non si butta via niente, soprattutto i sacchetti di plastica: la nomade Claudia Borgna torna in Italia con un nuovo progetto, tra performance e installazione. Le sue sculture effimere invadono a Pavia lo storico Palazzo Bottigella

Scritto da  | sabato, 13 aprile 2013 · 1 commento

Pavia, l'installazione di Claudia Borgna - foto Michela Deponti

Pavia, l’installazione di Claudia Borgna – foto Michela Deponti

È stato residenza nobiliare, costruito in epoca rinascimentale sotto la regia dell’Amadeo; ed è stato, in epoca più recente, una scuola. Oggi è un portone chiuso lungo corso Mazzini, nel centro di Pavia: Palazzo Bottigella è uno tra i tanti innumerevoli piccoli gioielli della provincia italiana. Chiostro affrescato, colonne e capitelli raffinatissimi, atmosfera fiabesca: roba da fare ammattire gli americani, costretta invece al più classico anonimato italico dato dall’inflazione del troppo che stroppia.  Uno scrigno che si apre all’improvviso per accogliere, con la complicità della giovane galleria Hangart, uno tra i rari passaggi italiani di Claudia Borgna, artista nomade che si muove fuori dai circuiti tradizionali dell’artworld, conducendo un percorso autonomo di installazioni performative. Dalla California al Klondike, dal Galles alla Baviera; fino a Germania, Messico, Francia e Irlanda: ha girato un bel pezzo di mondo, negli ultimi dieci anni, creando in contesti pubblici le sue effimere sculture in plastica. Sacchetti di plastica. A coprire leggerissime strutture in fil di ferro, costruendo nuvole lievi e affascinanti.
Al tramonto, con la sola luce di torce e candele, lo svelamento delle opere non riesce a non affascinare: sono enormi fiori bianchi i sacchetti, assemblati in una fontana tentacolare che prende possesso del cuore della corte; scivolano tra rami e altri elementi naturali lungo lo scalone d’onore, in una poetica ibridazione tra natura reale e natura figurata. Danno corpo, nelle stanze del piano nobile, a fantasmi immacolati: gli antichi specchi del palazzo e l’illuminazione rarefatta suggeriscono un ammiccante gioco di movimenti appena suggeriti.

– Francesco Sala

PASSING THROUGH PAVIA

From Palazzo Bottigella to Hangart Studio, from outdoor to indoor, from old to new, from the beginning to the end and from the end to the beginning, ‘ping-ponging’ back and forth

FROM THE CENTRE TO THE EDGE AND FROM THE EDGE TO THE CENTRE 

DSCF0960Here is Paolo in action with his truck getting ready to unload a heap of sand inside the Gallery.

The idea for this space was to create a visual crescendo  that starting from a rarefied landscape swells into a lavish profusion of white plastic bags.

Once again I would like to thank the Calisti family for all their support and for making sure that I had readily access to all sorts of materials. This amazing opportunity  has allowed me to begin to explore new ideas and has opened doors to new possibilities.

‘DECAYING OASIS’

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‘FUNERAL TO A PLASTIC BAG’ an immersive environment shaped around the video piece:’Funeral to a Plastic Bag’

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FROM THE CENTRE TO THE EDGE AND FROM THE EDGE TO THE CENTRE

Landscapes: mirrors of our volatile moods. Landscapes: witnesses of human anxieties.

Ever-changing landscapes destroyed and revived into new forms. Landscapes created by the insatiable need for innovation.

Inside Palazzo Bottigella’s renaissance portico solar frescos infuse light and warmth to a pale landscape. Inside Hangart Studio that same spectral plastic landscape blends into the white walls plastered with modernity.

Two places and two landscapes, together they spark into a dialogue to question their meaning. Together they’re trying to briefly capture the sense of society’s contradictory realities whose values seem to keep clashing against our Nature.

 ***

Two places and two landscapes, together they spark into a dialogue to question their meaning. Together they’re trying to briefly capture the sense of society’s contradictory realities whose values seem to keep clashing against our Nature.

Inside Palazzo Bottigella’s renaissance portico solar frescos infuse light and warmth to a pale landscape. Inside Hangart Studio that same spectral plastic landscape blends into the white walls plastered with modernity.

Landscapes: mirrors our volatile moods. Landscapes: witnesses of human anxieties. Ever-changing landscapes destroyed and revived into new forms. Landscapes created by the insatiable need for innovation.

FROM THE CENTRE TO THE EDGE AND FROM THE EDGE TO THE CENTRE

 ‘RECISO E SPOGLIATO’

Reciso, spogliato

Abbandonato
ma se mi guardi dentro sono pieno di tasche

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….and here is my initial project proposal only this time upside down, from the end to the beginning.

PASSING THROUGH

A plastic tree and a nursery of plastic flowers is what I’ve created: come to give them life and consume them in a ruthless dialogue.

How to link time and space? With nature? With an illusion? With plastic bags? With flowers?

How to complement Palazzo Bottigella? With Nature? With an illusion? With plastic bags? With a tree?

How to connect two diverse places that on first impression seem to have nothing in common but the air they share?

Nature: the thread that binds me to art, to plastic, to this world and to the universe. Nature: my biggest struggle, nature: my greatest relief.

Every fantasy needs giants, every life needs a tree and every culture needs nature.

Giant lilies and a white tree are swaying from one place to the other, at times overlapping to suddenly blend into a fairy landscape.

If I close my eyes, I see Palazzo Bottigella become Hangart Studio and Hangart Studio becomes Palazzo Bottigella. They come together into one image, wedded by white plastic bags.

A journey: from the centre to the edge of town. Present and past connected by art. Plastic bags, a useful poetic tool to look inside my epoch rather than an invasive, unwanted, overlooked and indispensable mirror of my hypocrisy.

HANGART STUDIO is where the restless rustling pilgrimage will be voiced out into chaste and virtuous forms. Sounds and sensations materialized through the purity of white plastic to create a temporary virginal landscape ready to be contaminated by contemporary life and by yet another breathless series of transformations: the one you will bring to it.

Hangart Studio, this is where the sisters’ bell-drapes will swish too. There their sound will be shaped out into flimsy conic figures resembling giant Calla Lilies.

Listen, the air whispers at the ghostly nun’s passage. Murmuring vibrations, left behind by the breeze of drifty spirits, peregrinate from the palazzo’s courtyard to the loggia, across our minds and a mile down the street into the warehouse’s whitewashed walls of Hangart Studio.

There! The process of metamorphosis has now been triggered and crackles across, while the hiss of ghostly Benedictine gowns, still roaming their old convent, echo the rustling of crisp plastic leaves.

An overgrowth of plastic vines will branch out to briefly claim the palazzo. They will creep up, over the faded frescos and crawl inside the upper rooms: the ones of our imagination and the physical ones of the cloister, all the way to Hangart Studio.

Plastic bags abandoned to wander the atmosphere, stumbled upon an improbable “petrified” tree and now sprout into luscious white foliage.

A tree morphs out of plastic, twining out from a white winter tale, whilst ancient roots wind up to today, hoping to reach spring.

Columns and capitals make room for plastic, and plastic takes over to invade its past. Old and new, art and history, contemporarily, coexisting. Layer over layer informed by one another, constantly reinventing and reinterpreting each other. Past and present, together dreaming of the future.

Inside, PALAZZO BOTTIGELLA is cradling thousands of plastic bags: they are dressing up a man-made construction into a tree. Artificial leaves release poetic oxygen to aerate our lungs with art and fairy, whilst polluting with carbon dioxide the wonders of our future.

An elegant portico is guarding a dreamlike vision. Frail slim columns hold onto a floating image that drifts from the tangible to the intangible. Speechless renaissance frescos stare at the ethereal apparition that sways in front of them: back and forth, from fantasy to reality, from the middle to the periphery, weaved into a plaited construction of plastic knots.

You are inside Palazzo Bottigella: an enchanted world, only apparently crystallised by time. Silently and suddenly it has been putting up with modernity: you, I, us, here, now, in this instant, merging with history inside the modern gallery of Hangart Studio.

Breathe in, and walk into the white landscape.

Now cross the threshold. Blink your eyes to click open the next shutter. Only then step inside.

Here, the secret garden is right in front of you.

Did you ever venture over to this side? Or even just wondered what could be behind such majestic front gate?

Push through the arched and squeaky door of history then arm yourself with force to close it back behind you. Be aware: it’s thick and heavy: a big dark wooden door.

PASSING THROUGH

ITALIAN VERSION

DAL CENTRO ALLA PERIFERIA E DALLA PERIFERIA AL CENTRO.

Paesaggi che riflettono i nostri stati d’animo. Paesaggi, testimoni della nostra volatilità. Paesaggi che cambiano, si annientano per poi rivivere in forme nuove. Paesaggi creati dall’incessante bisogno d’innovazione.

Dentro il rinascimentale quadriportico di Palazzo Bottigella affreschi solari infondono vita e calore ad un pallido paesaggio polare. Dentro la galleria Hangart Studio quella stessa plasticità spettrale s’incorpora nelle bianche mura intonacate di contemporaneità.

Due luoghi, due paesaggi; assieme si accendono in un dialogo che tenta di capire il loro senso e di afferrarlo anche se sol pur per un breve istante. Entrambi sono alla ricerca del significato delle loro stridenti e contraddittorie realtà che distinguono la nostra società, e i cui valori sembrano cozzare ripetutamente contro la nostra Natura.

 ***

Due luoghi, due paesaggi; assieme si accendono in un dialogo che tenta di capire il loro senso e di afferrarlo anche se sol pur per un breve istante. Entrambi sono alla ricerca del significato delle loro stridenti e contraddittorie realtà che distinguono la nostra società, e i cui valori sembrano cozzare ripetutamente contro la nostra Natura

Dentro il rinascimentale quadriportico di Palazzo Bottigella affreschi solari infondono vita e calore ad un pallido paesaggio polare. Dentro la galleria Hangart Studio quella stessa plasticità spettrale s’incorpora nelle bianche mura intonacate di contemporaneità.

Paesaggi che riflettono i nostri stati d’animo. Paesaggi, testimoni della nostra volatilità.

Paesaggi che cambiano, si annientano per poi rivivere in forme nuove. Paesaggi creati dall’incessante bisogno d’innovazione.

DAL CENTRO ALLA PERIFERIA E DALLA PERIFERIA AL CENTRO.

DI PASSAGGIO

Un albero ed un vivaio di fiori, tutti di plastica, e’ quello che ho pensato di creare. Venite a dargli vita ed a consumarli a suon di dibattito e di dialogo.

Come collegare spazio e tempo? Con la natura? Con un’illusione? Con la plastica? O forse con dei fiori?

Come complementare Palazzo Bottigella? Con la natura? Con un’illusione? Con la plastica? O forse con un’albero?

Come connettere due luoghi diversi che in apparenza non hanno niente in comune tranne l’aria che li avvolge?

La natura: il filo conduttore che mi unisce all’arte, alla plastica, a questo mio mondo e al resto dell’universo. La natura e’ la mia battaglia. La natura il e’ mio conforto.

Ad ogni favola occorre un gigante, in ogni vita ci vuole un albero e ogni cultura ha bisogno della natura.

Giganti gigli bianchi e un albero, insieme fluttuano da un luogo all’altro, sovrapponendosi e improvvisamente completandosi in un paesaggio fiabesco.

Se chiudo gli occhi vedo Palazzo Bottigella divenire Hangart studio e Hangart studio diventa Palazzo Botticella, insieme si fondono in un’immagine sola, sposati dai bianchi sacchetti di plastica.

Un viaggio: dal centro ai margini della citta’ di Pavia. Presenti e passati connessi dall’arte.

Sacchetti di plastica, un utile mezzo poetico per guardare dentro la mia epoca piuttosto che un invadente, indesiderato e scontato ma indispensabile specchio che riflette l’ipocrisia di realtà contraddittorie.

HANGART STUDIO, e’ dove viene data voce all’instancabile ronzio dell’errare che si modella in forme caste e virtuose. Qui suoni e sensazioni si materializzano grazie alla bianca purezza della plastica per creare un fugace paesaggio virginale pronto ad essere contaminato dalla vita contemporanea e da una nuova serie di trasformazioni: quelle che voi apporterete.

Ascolta, lo senti il sussurro dell’aria che si libra al passaggio delle suore? Vibrazioni di rumori emessi dalla brezza di correnti spettrali che peregrinano dal portico di Palazzo Bottigella alle nostre menti e sin dentro le bianche mura di Hangart Studio. E’ nella galleria che il sibilo delle pie tuniche si sagoma in figure coniche: morbide campane floreali simili a gigli giganti.

Ecco, il processo di metamorfosi si e’ ora innescato e scricchiola nello spazio. Il brusio di spettrali gonne benedettine, che ancora si aggirano per il loro convento, riecheggia, confondendosi al plastico fruscio del fogliame.

Sacchetti di plastica abbandonati a se stessi come vagabondi dell’atmosfera s’imbattono in un improbabile albero ‘pietrificato’ sbocciando in un rigoglioso fogliame. E’ una crescita eccessiva che si ramifica e s’arrampica, per reclamare, anche se solo per un breve istante, l’antico palazzo. Rovi di plastica che s’inerpicano sugli affreschi sbiaditi, insinuandosi, su, nelle stanze dell’immaginazione, lungo la loggia e strisciandosi sino alla moderna galleria di Hangart Studio.

La plastica si plasma ergendosi ad albero i cui rami si snodano tutt’intorno come in una fiaba polare, mentre antiche radici si allungano nel presente sperando di raggiungere la primavera.

Colonne e capitelli fanno spazio ai sacchetti di plastica che a loro volta invadono prepotentemente il passato. Arte e storia, mondi antichi e moderni convivono contemporaneamente. Strato su strato si formano e si scolpiscono uno sull’altro in un’inesorabile successione d’interpretazioni e  d’innovazioni. Presente e passato, insieme, sognano il loro futuro.

Nel ventre del Palazzo, migliaia di sacchetti si dondolano e si travestono da foglie. Foglie artificiali che per l’occasione si acconciano ad albero per ossigenare i nostri polmoni d’arte e di poesia al contempo inquinando d’ossido di carbonio le meraviglie del futuro.

Attoniti affreschi rinascimentali fissano un’apparizione eterea che si ondeggia davanti a loro vacillando tra fantasia e realtà, avanti e in dietro, dal centro alla periferia sino ad intrecciarsi in un’ingarbugliata struttura di nodi di plastica.

Un elegante portico fa da guardia ad un sogno. Sottili e fragili colonne arrestano una visione che barcolla tra il concreto, il vago e l’indefinibile.

Sei dentro PALAZZO BOTTIGELLA, in mezzo ad un mondo incantato che solo all’apparenza pare cristallizzato dal tempo. Anche qui, in punta di piedi, e’ silenziosamente piombato il presente: tu, io, noi, qui, adesso, in quest’istante, fondendoci con la storia nell’ambito di Hangart Studio.

Ora riprendi il fiato e accomodati nel bianco paesaggio.

Ecco! Di fronte a te c’e’ un giardino segreto.

Attraversa la soglia. Poi batti gli occhi per far scattare l’altra serratura. Adesso puoi entrare..

Non ti eri mai azzardata/o ad avventurarti oltre, anche se solo con la fantasia, meravigliandoti di cosa poteva celare una battente così imponente?

Spingi con forza l’arcuata e stridente porta. Fai attenzione: e’ storia. Armati di ancor più vigore e richiudila: e’ un gran portale di legno scuro, spesso e pesante.

DI PASSAGGIO

PASSING THROUGH PALAZZO BOTTIGELLA IN PAVIA.

DSCF1467PHOTOS CANNOT  FULLY PORTRAY THE MAGIC OF THE OPENING AT PALAZZO BOTTIGELLA IN PAVIA LAST WEEK.
For that occasion the whole palazzo was candle lit persuading the weather to join in and back the event up! The spring temperatures were warmly welcomed. After six wet weeks of continuos rain and non-stop intense work the fairy atmosphere were heartily welcomed. What a great relief!
Candles were not just an aesthetic choice but rather an ethical decision. To use the least amount of power possible was in fact the aim.
Guests were able to view the artworks bathed in different lights: from day to dusk to night. From natural light to candle light and ending with a splash of artificial illumination.
The light changes performed during the whole event and interacted with the artwork by shaping its meaning.
The fluctuating light diversified the environment context suggesting different interpretations whilst starting the process of metamorphosis.

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Here are pics of the finished works at Palazzo, my bags not only invaded the main courtyard but stretched out to the staircase, up to the loggia and into the rooms all the way to the other side of town into the modern gallery space.
Ideally I would have needed at least three months to properly interact with all the available space. To squeeze all that work in an intense six weeks was quite testing and an ambitious achievement!
‘JUST FOR ONE DAY’ is the title of the main work that is set in the Palazzo’s courtyard. The tree-like structure is composed by about 2500 plastic bags (mostly recycled), metal wire, reclaimed plastic waste pipes, reclaimed metal tubes and a hollow tree trunk weighing four tons that the local carpenter kindly lent to us.

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‘SCULTURE PRECARIE (fare attenzione)’
is the title of the work climbing up the palazzo’s majestic stair case.
‘IT’S EITHER YOU OR ME’
is the one situated on the Palazzo’s loggia.
I thought it was important to keep the Palazzo untouched and leave it exactly how I first experienced it in it’s semi abandoned state in order to retain that very same overlooked feeling of abandonment. That meant no tiding up nor cleaning, even the pigeons feces were left piling up on the palazzo’s outer parts becoming part of the work’s concept instead. My role was just to complement was already existed.

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 In the rooms upstairs you will find :
‘IT’S ALWAYS CHRISTMAS’

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‘SPARE SOME CHANGE’

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‘L’ALBERO DELLA CUCCAGNA’
In these pics you won’t be able to smell nor see the cigarette buds that lie on the floor by the trees

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‘HOW ETHICAL IS CHANGE IF NOT JUST POETIC’
This was a short performance piece: the burning of a little white plastic bag

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‘IN MEMORIA DI’
In its most recent past the Palazzo used to be a nun’s convent and a school. One of the classrooms is dedicated to Pietro Marozzi, a young pupil who had died there.

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 I am pasting the very initial project proposal. I think that it is interesting to notice how the work has evolved and moulded itself around all the surrounding elements. The site, the retaining of materials, budget, the weather and all sorts of other unpredictable circumstances significantly shape a project like this.
I would like to thank the Calisti family, especially Mariangela and Roberto Calisti, for not only supporting this venture but also for supplying all the materials that were mostly reclaimed from their construction site. The access to all sorts of building materials has pushed my work to new venues that I am hoping to be able to further and to explore in future occasions.
A big huge thank you goes to Paolo Sansone for lending his force as well as his precious knowledge and experience in practical matters. Another thank you goes also to Ginevra Calisti for her assistant curator role.
english version

PASSING THROUGH

Push through the arched and squeaky door of history then arm yourself with force to close it back behind you. Be aware: it’s thick and heavy: a big dark wooden door.

Did you ever venture over to this side? Or even just wondered what could be behind such majestic front gate?

Now cross the threshold. Blink your eyes to click open the next shutter. Only then step inside.

Here, the secret garden is right in front of you. Breathe in, and walk into the white landscape.

You are inside Palazzo Bottigella: an enchanted world, only apparently crystallised by time. Silently and suddenly it has been putting up with modernity: you, I, us, here, now, in this instant, merging with history inside the modern gallery of Hangart Studio.

An elegant portico is guarding a dreamlike vision. Frail slim columns hold onto a floating image that drifts from the tangible to the intangible. Speechless renaissance frescos stare at the ethereal apparition that sways in front of them: back and forth, from fantasy to reality, from the middle to the periphery, weaved into a plaited construction of plastic knots.

Inside, PALAZZO BOTTIGELLA is cradling thousands of plastic bags: they are dressing up a man-made construction into a tree. Artificial leaves release poetic oxygen to aerate our lungs with art and fairy, whilst polluting with carbon dioxide the wonders of our future.

Columns and capitals make room for plastic, and plastic takes over to invade its past. Old and new, art and history, contemporarily, coexisting. Layer over layer informed by one another, constantly reinventing and reinterpreting each other. Past and present, together dreaming of the future.

A tree morphs out of plastic, twining out from a white winter tale, whilst ancient roots wind up to today, hoping to reach spring.

Plastic bags abandoned to wander the atmosphere, stumbled upon an improbable “petrified” tree and now sprout into luscious white foliage.

An overgrowth of plastic vines will branch out to briefly claim the palazzo. They will creep up, over the faded frescos and crawl inside the upper rooms: the ones of our imagination and the physical ones of the cloister, all the way to Hangart Studio.

There! The process of metamorphosis has now been triggered and crackles across, while the hiss of ghostly Benedictine gowns, still roaming their old convent, echo the rustling of crisp plastic leaves.

Listen, the air whispers at the ghostly nun’s passage. Murmuring vibrations, left behind by the breeze of drifty spirits, peregrinate from the palazzo’s courtyard to the loggia, across our minds and a mile down the street into the warehouse’s whitewashed walls of Hangart Studio.

HANGART STUDIO, this is where the sisters’ bell-drapes will swish too. There their sound will be shaped out into flimsy conic figures resembling giant Calla Lilies.

Hangart Studio is where the restless rustling pilgrimage will be voiced out into chaste and virtuous forms. Sounds and sensations materialized through the purity of white plastic to create a temporary virginal landscape ready to be contaminated by contemporary life and by yet another breathless series of transformations: the one you will bring to it.

A journey: from the centre to the edge of town. Present and past connected by art. Plastic bags, a useful poetic tool to look inside my epoch rather than an invasive, unwanted, overlooked and indispensable mirror of my hypocrisy.

If I close my eyes, I see Palazzo Bottigella become Hangart Studio and Hangart Studio becomes Palazzo Bottigella. They come together into one image, wedded by white plastic bags.

Giant lilies and a white tree are swaying from one place to the other, at times overlapping to suddenly blend into a fairy landscape.

Every fantasy needs giants, every life needs a tree and every culture needs nature.

Nature: the thread that binds me to art, to plastic, to this world and to the universe. Nature: my biggest struggle, nature: my greatest relief.

How to connect two diverse places that on first impression seem to have nothing in common but the air they share?

How to complement Palazzo Bottigella? With Nature? With an illusion? With plastic bags? With a tree?

How to link time and space? With nature? With an illusion? With plastic bags? With flowers?

A plastic tree and a nursery of plastic flowers is what I’ve created: come to give them life and consume them in a ruthless dialogue.

Italian version

DI PASSAGGIO

Spingi con forza l’arcuata e stridente porta. Fai attenzione: e’ storia. Armati di ancor più vigore e richiudila: e’ un gran portale di legno scuro, spesso e pesante.

Non ti eri mai azzardata/o ad avventurarti oltre, anche se solo con la fantasia, meravigliandoti di cosa poteva celare una battente così imponente?

Attraversa la soglia. Poi batti gli occhi per far scattare l’altra serratura. Adesso puoi entrare.

Ecco! Di fronte a te c’e’ un giardino segreto.

Ora riprendi il fiato e accomodati nel bianco paesaggio. Sei dentro PALAZZO BOTTIGELLA, in mezzo ad un mondo incantato che solo all’apparenza pare cristallizzato dal tempo.

Anche qui, in punta di piedi, e’ silenziosamente piombato il presente: tu, io, noi, qui, adesso, in quest’istante, fondendoci con la storia nell’ambito di Hangart Studio.

Un elegante portico fa da guardia ad un sogno. Sottili e fragili colonne arrestano una visione che barcolla tra il concreto, il vago e l’indefinibile.

Attoniti affreschi rinascimentali fissano un’apparizione eterea che si ondeggia davanti a loro vacillando tra fantasia e realtà; avanti e in dietro, dal centro alla periferia sino ad intrecciarsi in un’ingarbugliata struttura di nodi di plastica.

Nel ventre del Palazzo, migliaia di sacchetti si dondolano e si travestono da foglie. Foglie artificiali che per l’occasione si acconciano ad albero per ossigenare i nostri polmoni d’arte e di poesia al contempo inquinando d’ossido di carbonio le meraviglie del futuro.

Colonne e capitelli fanno spazio ai sacchetti di plastica che a loro volta invadono prepotentemente il passato. Arte e storia, mondi antichi e moderni convivono contemporaneamente. Strato su strato si formano e si scolpiscono uno sull’altro in un’inesorabile successione d’interpretazioni e  d’innovazioni. Presente e passato, insieme sognano il loro futuro.

La plastica si plasma ergendosi ad albero i cui rami si snodano tutt’intorno come in una fiaba polare, mentre antiche radici si allungano nel presente sperando di raggiungere la primavera.

Sacchetti di plastica abbandonati a se stessi come vagabondi dell’atmosfera s’imbattono in un improbabile albero ‘pietrificato’ sbocciando in un rigoglioso fogliame. E’ una crescita eccessiva che si ramifica e s’arrampica, per reclamare, anche se solo per un breve istante, l’antico palazzo. Rovi di plastica che s’inerpicano sugli affreschi sbiaditi, insinuandosi, su, nelle stanze dell’immaginazione, lungo la loggia e strisciandosi sino alla moderna galleria di Hangart Studio.

Ecco, il processo di metamorfosi si e’ ora innescato e scricchiola nello spazio. Il brusio di spettrali gonne benedettine, che ancora si aggirano per il loro convento, riecheggia, confondendosi al plastico fruscio del fogliame.

Ascolta, lo senti il sussurro dell’aria che si libra al passaggio delle suore? Vibrazioni di rumori emessi dalla brezza di correnti spettrali che peregrinano dal portico di Palazzo Bottigella alle nostre menti e sin dentro le bianche mura di HANGART STUDIO.

E’ nella galleria che il sibilo delle pie tuniche si sagoma in figure coniche: morbide campane floreali simili a gigli giganti.

Hangart studio, e’ dove viene data voce all’instancabile ronzio dell’errare il quale si modella in forme caste e virtuose. Qui suoni e sensazioni si materializzano grazie alla bianca purezza della plastica per creare un fugace paesaggio virginale pronto ad essere contaminato dalla vita contemporanea e da una nuova serie di trasformazioni: quelle che voi apporterete.

Un viaggio: dal centro ai margini della citta’ di Pavia. Presenti e passati connessi dall’arte.

Sacchetti di plastica, un utile mezzo poetico per guardare dentro la mia epoca piuttosto che un invadente, indesiderato e scontato ma indispensabile specchio che riflette l’ipocrisia di realtà contraddittorie.

Se chiudo gli occhi vedo Palazzo Bottigella divenire Hangart Studio e Hangart Studio diventa Palazzo Botticella, insieme si fondono in un’immagine sola, sposati dai bianchi sacchetti di plastica.

Giganti gigli bianchi e un albero, insieme fluttuano da un luogo all’altro, sovrapponendosi e improvvisamente completandosi in un paesaggio fiabesco.

Ad ogni favola occorre un gigante, in ogni vita ci vuole un albero e ogni cultura ha bisogno della natura.

La natura: il filo conduttore che mi unisce all’arte, alla plastica, a questo mio mondo e al resto dell’universo. La natura e’ la mia battaglia. La natura il e’ mio conforto.

Come connettere due luoghi diversi che in apparenza non hanno niente in comune tranne l’aria che li avvolge?

Come complementare Palazzo Bottigella? Con la natura? Con un’illusione? Con la plastica? O forse con un’albero?

Come collegare spazio e tempo? Con la natura? Con un’illusione? Con la plastica? O forse con dei fiori?

Un albero ed un vivaio di fiori, tutti di plastica, e’ quello che ho pensato di creare. Venite a dargli vita ed a consumarli a suon di dibattito e di dialogo.

How to get from Palazzo Bottigella: a map

Here is a map to show you how from the Palazzo to the Gallery and vice-versa. The opening reception will be at the Palazzo at 7pm but just one km away is Hangart studio open to the public of course!

While I have left my camera in my studio at the palazzo and you will have to hang in there for snippets of the work in progress both at Hangart studio and at the Palazzo I’ll post the map so that you can come straight to the show and then wonder through the enchanting streets of of Pavia.

Just to remind you that Palazzo Bottigella is situated in Corso Mazzini, I hope to see you there

Hangart P145 (1)-1